4 febbraio

Io Donna parla di noi!

Vi ricordate la partecipazione al Campionato del Mondo di Gioco e Trasformazione Urbana?
È stato questo ad incuriosire Auro Bernardi, e a farci incontrare per quattro chiacchiere nel nostro studio di via Paolo Sarpi.
Una storia che bene si presta al magazine Io Donna, in quanto oltre a me altre 4 ragazze hanno fatto parte del Team che ha vinto la competizione, realizzando un’opera temporanea a metà tra l’arredo urbano e il gioco.
Un piacere ricordare quell’esperienza, e il mio meraviglioso team: Mariateresa Paolicelli, Charlotte Thon Marie Sammet, Angelika Weissheim, Augusto Pirovano, Matteo Uguzzoni, Claudio Pesoli, Marcus Boinet, Jason Corace, Jirka Wolff e Mathias Wunderlich.

Ma visto che di donne si parla, ecco un tributo alle campionesse!

 

31 luglio

Quando l’architettura temporanea incontra il game design

Io, come già sapete, mi occupo di architettura e design, mentre Augusto si occupa, tra le altre cose di giochi urbani.
Se si uniscono queste due cose, va a finire che ci ritroviamo a partecipare a quello che è considerato un Campionato del Mondo di gioco e trasformazione urbana, e magari tra le altre cose, ci capita anche di vincerlo!

Torniamo oggi da un’esperienza incredibile, che unisce proprio queste due cose, e in più ci mette il fatto di creare qualcosa per la città, che sia capace di far vivere alle persone un’esperienza, un gioco…perché giocare fa bene, sempre, ad ogni età!

72 Hours interactions è il nome della manifestazione organizzata da 72 hours urban action,  Invisible Playground e Urbane Künste Ruhr che ha visto 5 team da 12 persone provenienti da tutto il mondo sfidarsi con abilità costruttive e creatività per realizzare un’ architettura temporanea per la città di Witten.

Il mio team,  gli Herdecke Sawhorses, è stato quanto di meglio io potessi immaginare per un gruppo di lavoro!

Grazie quindi a :

Marcus Boinet (FR), Charlotte Thon (FR), Mariateresa Paolicelli (IT), Matteo Uguzzoni (IT), Augusto Pirovano (IT), Claudio Pesoli (IT), Marie Sammet (DE), Jirka Wolff (DE), Angelika Weissheim (DE), Mathias Wunderlich (DE), Jason Corace (US)

Ogni team ha avuto una missione da svolgere, la nostra era: ” Create un luogo per ricordare il futuro”.
Non così semplice direi!
72 ore di tempo per progettare, ideare, costruire e assemblare la nostra idea, un’interazione tra architettura e gioco urbano, in modo che le persone del vicinato potessero utilizzare la struttura, in modo che i bambini potessero giocarvi.

Ecco la planimetria del progetto: una piazza con un grande monumento un po’ defilato per i cambiamenti temporali, e un passaggio, percorso ogni giorno da molte persone. Di fianco un parcheggio e una ricicleria. Nessuna attrattiva, nessun motivo per fermarsi e sostare in quel luogo.

L’idea era proporre un gioco integrato in un’architettura temporanea, che fosse anche un percorso, spezzato in due come suggerivano i confini del lotto di progetto. Libertà dunque di interazione con la struttura, libertà di tirare dritto e andare per la propria strada.
Il percorso è stato concepito come un itinerario  nelle varie fasi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia, passando per adolescenza ed età adulta.
L’architettura scandisce le tappe, e si trasforma nello spazio, creando prima uno scivolo per i più piccoli, fino ad un tavolo da lavoro o a una panchina per riposare.

Ma come si gioca?
Semplice, è una gara tra due giocatori.
Si parte agli estremi del percorso, si suona un campanello e si seguono le tracce per terra e sulla struttura, che indicano dei passi, dei salti, delle mani da appoggiare, delle direzioni da prendere. Ad un certo punto del percorso ci si incontrerà, e allora ci sarà da districarsi, da incastrarsi, da aggrovigliarsi…da ridere insomma!

Chi vince? chi arriva per primo dall’altra parte.

I passi e le mani seguono la logica temporale delle fasi della vita, e ricalcano concettualmente delle posizioni familiari; ti troverai quindi a gattonare, a camminare all’indietro, a sederti, o passare sotto ad un ostacolo.

La cosa più bella di tutto questo? Senza dubbio la gente, il gruppo, non solo il mio, ma anche gli altri team, ma anche le persone che si sono divertite nel mettersi in gioco, quelle stupite, quelle che hanno creduto in questa impresa e che hanno fatto in modo che diventasse realtà.

Siamo tornati a casa con una carica incredibile addosso, pensando di aver lasciato un segno e perché no, di poterlo un giorno ripetere.